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Mastoplastica additiva

La mastoplastica additiva è un intervento chirurgico, che serve ad aumentare la dimensione di un seno piccolo o a riempire adeguatamente un seno svuotato.
Il riempimento e l’incremento volumetrico sono dati dall’inserimento di una protesi al silicone, che viene posizionata o al di sotto della ghiandola mammaria o al di sotto del muscolo gran pettorale (“dual plane”).
La via di accesso utilizzata per l’inserimento della protesi è a livello del solco inframammario o a livello della porzione inferiore della circonferenza areolare; a volte però, quando l’areola deve essere riposizionata più in alto o ridotta di dimensione, l’incisione riguarda l’intera circonferenza areolare.

Mastoplastica additiva: in dettaglio

Il seno è quella parte del corpo femminile che maggiormente cattura lo sguardo del sesso maschile, naturalmente purché sia prosperoso e sodo, attraente e ben conformato.
Alla donna in genere piace essere ammirata e desiderata ed un bel seno è sicuramente l’arma in più in grado di soddisfare questi desideri: chi ce l’ha ne va fiera, chi non ce l’ha lo vorrebbe avere.
Tutto ciò è possibile dal 1963, anno in cui nacquero e furono immesse sul mercato le prime protesi mammarie al silicone, che nonostante abbiano subito in questi quarantacinque anni vari cambiamenti strutturali, vengono attualmente utilizzate per i medesimi scopi che avevano spinto alla loro creazione: la ricostruzione mammaria dopo asportazione della mammella per tumore, la simmetrizzazione di due seni in caso di asimmetria ed anche l’aumento a scopo estetico di un seno troppo piccolo o il riempimento di un seno svuotato.

ATROFIA

IPOTROFIA SEVERA

IPOTROFIA MODERATA

IPOTROFIA LIEVE

Intervento
Eseguito a scopo estetico, cioè per dare alla paziente un seno più grande e sodo o per riempire un seno svuotato da gravidanze ed allattamenti, viene effettuato in anestesia generale, ha una durata variabile da una a due ore e consiste nella creazione di una tasca, al di sotto della ghiandola mammaria o del muscolo gran pettorale, in grado di contenere la protesi che verrà successivamente inserita.
SEDE Quasi sempre io utilizzo la tecnica “Dual plane”, che consiste nella creazione di una tasca al di sotto del muscolo gran pettorale dove verrà posizionata la protesi, previo uno scollamento parziale della ghiandola mammaria, nella sua porzione inferiore, dal muscolo stesso, per far si che la protesi posizionata dia una maggior proiezione del polo inferiore. In alcuni casi specifici però (pazienti giovani con cute mammaria tonica e sottocute discretamente spesso), posiziono la protesi in sede sottoghiandolare, cioè al di sopra del muscolo pettorale; in questo caso il fastidio nel post-operatorio è minore ed anche il recupero è più rapido.

PROTESI SOTTOGHIANDOLARE   

   PROTESI SOTTOMUSCOLARE

VIE DI ACCESSO Le vie di accesso a questa tasca possono essere tre: sottomammaria, con un’incisione che viene eseguita a livello del solco sottomammario; ascellare, con un’incisione all’interno del cavo ascellare; periareolare, con un’incisione sull’emicirconferenza inferiore al limite tra l’areola e la cute circostante. Di queste tre, io preferisco utilizzare l'incisione a livello del solco sottomammario, che è, a mio parere, la sede più nascosta e con il tempo la meno evidente; questo tipo di incisione inoltre, a differenza di quella periareolare, non apporta alcun tipo di interruzione e distorsione della ghiandola mammaria.
In tutti e tre i casi comunque, la cicatrice residua ha dimensioni contenute, tra i cinque e i sei centimetri, ed è situata in zone nascoste o assai poco evidenti.
La sutura viene eseguita con punti interni riassorbibili, che quindi non devono essere rimossi, e rinforzata o da un punto unico intradermico, che va rimosso dopo circa otto-dieci giorni.
Con il passare dei mesi la cicatrice residua, se ben curata ed adeguatamente massaggiata, può risultare assai poco visibile.
Il mattino seguente all’intervento, dopo la rimozione dei drenaggi, che io metto sempre in caso di posizionamento delle protesi in sede sottomuscolare e saltuariamente in caso di posizionamento in sede sottoghiandolare, la paziente può già andare a casa; deve tenere per alcuni giorni una medicazione lievemente compressiva per favorire la fissazione della protesi all’interno della tasca creata, e per uno-due mesi un reggiseno adeguatamente contenitivo.
L’attività lavorativa può essere ripresa tranquillamente nei giorni immediatamente seguenti all’intervento, purché la paziente non svolga un’attività manuale faticosa. Per quanto riguarda lo sport bisognerà invece attendere circa due settimane dall’intervento, con variazioni dipendenti dalla sede di impianto delle protesi, sottoghiandola o sottomuscolo, ed individuali. Sarà comunque compito mio e dei miei collaboratori seguire passo a passo la paziente lungo questo percorso, dicendole ciò che può e non può fare.   
Protesi
Quelle maggiormente usate nel nostro Paese e nel Mondo sono di silicone, cioè costituite da un involucro esterno di silicone solido al cui interno si trova del gel sempre di silicone a varia coesività; la superficie esterna è testurizzata (rugosa). Io utilizzo esclusivamente protesi di marca Allergan; queste sono le più sicure e le più vendute sul mercato internazionale, con il nome Natrelle.
Le protesi usate a scopo estetico hanno due forme: rotonde e anatomiche.                                                                                                                                      Rotonde (Natrelle Inspira): queste protesi hanno una forma emisferica, presentano un unico diametro trasversale e longitudinale, 5 possibilità di proiezione e due tipi differenti di gel, Responsive (più coesivo) e Soft Touch (più morbido)

PROTESI ROTONDE
Anatomiche (Natrelle 410): queste protesi hanno una forma a goccia, un diametro trasversale e verticale differenti tra loro, 3 tipi di altezze differenti, 4 tipi differenti di proiezione, e due tipi differenti di gel Responsive (più coesivo) e Soft Touch (più morbido); offrono quindi un ventaglio più ampio di scelta rispetto alle rotonde. PROTESI ANATOMICHE Sarà dunque il Chirurgo, dopo aver consultato la propria paziente ed in base alle caratteristiche ed alle dimensioni iniziali del seno e del torace, a decidere il tipo di protesi ed il volume adeguato da utilizzare.
Allattamento e screening
Le protesi mammarie, una volta posizionate sia sottoghiandola che sottomuscolo, non interferiscono assolutamente con la funzione della ghiandola, difatti in caso di gravidanza la donna potrà allattare tranquillamente al seno il proprio bimbo.
Inoltre, tali protesi non disturbano lo studio e la diagnostica manuale e strumentale della ghiandola, difatti la palpazione, l’Ecografia, la Mammografia e la Risonanza Magnetica, eseguite periodicamente in un programma di screening mammografico, non ne sono influenzate.

Anestesia: generale

Durata intervento: 60' - 120'

Degenza: 1 notte

Lavoro: 7 giorni

Sport: 15 giorni